Chi siamo
997 lavora sul bordo tra architettura, design, danza, scenografia e luce. Una terra di nessuno nella quale le discipline perdono i propri confini e proprio per questo possono produrre qualcosa di inedito.
Pensiamo l’architettura come un corpo, fatto di parti che acquistano senso attraverso le relazioni e il movimento. Da qui nasce un principio ricorrente nel nostro lavoro: moltiplicare le funzioni, lasciare che un elemento possa fare più cose contemporaneamente e che siano proprio queste possibilità a generarne la forma e l’espressione.
Quando interveniamo sull’esistente, il nuovo non cerca di imitarlo né di contrapporvisi. Deve appartenere dichiaratamente al proprio tempo e, insieme, risultare appropriato: un intervento capace di stabilire una relazione così intima con ciò che trova da renderne nuovamente risolta l’architettura, senza impedirne future trasformazioni.
In questo processo l’ironia introduce uno scarto, la possibilità di guardare ciò che conosciamo da un punto di vista inatteso e scoprire che una cosa può essere anche altro.
Ma progettare è soprattutto una presa di posizione. In una realtà spesso omologata, distratta e mediocre, crediamo nella bellezza come antidoto: non ornamento, ma attenzione, precisione, sorpresa e piacere.
Ogni progetto prova così a costruire, anche solo per un frammento, un mondo possibile diverso da quello che abbiamo trovato.